SIAMO MATTI???

Ciao a tutti gli urbani, quelli curiosi, buongustai e aperti al futuro della città: buono e sostenibile, per l’ambiente e l’economia di prossimità dei nostri quartieri. Benvenuti su Busket, la prima filiera urbana di pane naturale. Ma non vi invito qui a leggere come funziona e come fare a ordinare le nostre pagnotte. Scoprirlo è facile, basta la webapp. È invece importante comprendere 2 temi importanti e strettamente collegati: qualità e prezzo del pane a cui ci siamo abituati. Negli ultimi 4 decenni il mercato del pane e la sua offerta ha visto due principali evoluzioni, condizionate dal contesto economico e sociale. Negli anni ‘80 e ‘90, il periodo dell’”immagine” al di sopra di tutto, i forni/panifici hanno investito risorse nell’aspetto esteriore, nell’esperienza d’acquisto in negozio: molti ricorderanno il moltiplicarsi di panifici e piccole catene dai nomi e dagli arredi che promettevano grande qualità (“il granaio”, “il campo di grano”, “la boutique del pane”, “pane e spighe” etc, etc). Per recuperare questi investimenti “estetici” la qualità del pane cominciò a scendere e prezzi si alzarono. Ma il sistema reggeva bene anche per l’euforia economica e sociale di quel tempo. Il pane era soprattutto più bello da vedere e piacevole da comprare. Dal 2000 in poi l’offerta è stata guidata principalmente dalla forza della grande distribuzione e dalla globalizzazione, tesa a razionalizzare e standardizzare i costi di produzione: farine migliorative ad alto rendimento e di origine lontanissima, lievitazione forzata, precotture etc etc. procedimenti che hanno permesso di aumentare la produttività, abbassare i costi di produzione e alzare i margini di guadagno mantenendo i prezzi del supermercato più convenienti dei panifici/forni di quartiere che hanno chiuso (i veri forni sono sempre meno) o hanno seguito gli stessi principi produttivi (a parte le eccezioni che esistono in ogni fenomeno) limitandone l’offerta e cercando il necessario guadagno diversificando su pizze, focacce e dolci. I più intraprendenti si trasformano in lounge-café dove fare colazione e pranzare. Risultato: l’offerta di pane artigianale, genuino e lievitato naturalmente è praticamente sparita,

insieme ai veri fornai. Sia chiaro, anche noi consumatori abbiamo accolto e favorito questi sviluppi. Abbiamo per molti anni dato meno importanza al ruolo del pane buono, genuino e quindi digeribile come base di una sana dieta mediterranea, ricca di fibre. Abbiamo creduto che fosse nemico della linea. E ci ha fatto comodo trovarlo nei supermercati, sempre più vicini alle nostre case e dentro i nostri quartieri. Ora che stiamo scoprendo gli effetti collaterali di una globalizzazione esagerata (soprattutto nella genuinità, sostenibilità economica e ambientale degli alimenti) cominciamo a percepire l’importanza e il valore di un’alimentazione di qualità, a partire dal pane. Ci dimentichiamo però un punto importante. Queste evoluzioni hanno mascherato o nascosto sotto il tappeto il vero prezzo del pane buono...e consideriamo il prezzo del supermercato o delle cosiddette panetterie come un riferimento che non può essere superato. Anzi, vista la qualità, lo valutiamo persino e giustamente eccessivo. Un pane di filiera corta, fatto con farine di qualità, da grani di coltivazioni non intensive, macinati a pietra, lievitato naturalmente e panificato ad arte ha un prezzo al kg quasi doppio. Quindi significa che mangiare pane buono in città costa il doppio? Dipende come la si vede. Siamo ormai tutti consapevoli di quanto conti per il nostro benessere un’alimentazione più misurata e genuina; quanto sia importante la difesa della filiera e il recupero della tradizione artigianale di quartiere; quanto valga coniugare le comodità della vita in città, come la consegna a casa, con la necessità di ridurre l’impatto ambientale e sociale, riducendo il traffico, i motori a combustione e il precariato dei riders. E se facciamo bene i conti, magari scopriamo che il pane davvero buono, quello che dura anche 3gg, che ha un'indice di glutine molto più basso, elevata digeribilità ed è sostenibile per ambiente, la filiera e l’economia di quartiere, ha un costo che possiamo permetterci tutti, magari mangiandone un po’ meno e godendone molto di più.

Scopri le nostre pagnotte

Scopri di più